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Mercoledì, 07. Febbraio 2007

dovere mio
di zachiliam, 23:06



DOVERE MIO

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DOVERE MIO - My Duty - Author: Zachiliam - PG-13 - AU - Angst/Drama - The Boy-Who-Lived is not a child anymore, and 'Lived' is an overstatement. Only when Harry's at the hands of Voldemort does Severus Snape realize that. Not Slash. from Snape's POV - tradotto da Shinaré e Cuccussètte - per i più piccoli ci vuole un adulto vicino - Angst e Dramma - Non è slash - narrato dal punto di vista di Severus Snape - Harry è cresciuto e cambiato e Snape se ne rende conto proprio mentre è prigioniero di Voldemort. Qua l'Originale: http://www.fanfiction.net/s/1933414/1/


Non so cosa mi aspettassi di vedere. Ma quello, no di certo.
L'Oscuro Signore mi aveva permesso di entrare nella stanza dove teneva prigioniero Harry Potter. Apparentemente, le torture dei Mangiamorte non erano state sufficienti per estrarre informazioni utili dal ragazzo, e a me era stato ordinato di dargli il Siero della Verità più forte che avessi. Di solito, l'Oscuro Signore non credeva al Veritaserum e simili, che secondo lui, non erano attendibili. Ma la tortura, era un altro affare.
Nel caso specifico, comunque, la tortura non era sembrata così efficiente.
Quando l'Oscuro Signore mi aveva chiesto di venire, avevo pensato di aggiungere una piccola quantità di pozione curativa al Veritaserum, anticipando di certo lo stato in cui sarebbe stato Potter, ma ero dovuto arrivare alla conclusione che avrebbe negato gli effetti di entrambe le pozioni. Per quanto volessi aiutare il ragazzino malconcio, non potevo sopportare di venire ucciso, e quello avrebbe fatto l'Oscuro Signore se mi avesse sospettato di aver rovinato la pozione di proposito.
Non un buon piano.


Quando entrai nella stanza, mi ero preparato alla vista del ragazzo infuriato, sanguinante, che piangeva nel modo più patetico. Ma anche se era un insopportabile cervellino, non avrei voluto doverlo tenere di forza mentre sopportava le torture di quel maniaco. Chiunque avrebbe rimpianto la dolce incoscienza. Mi strinsi tra me aspettandomi quella vista, indurii la mia postura, misi da parte quella piccola quantità di empatia che possedevo, ed entrai nella stanza.
La cella puzzava di sangue secco e sudore. Tipico. Avrei potuto riconoscere quell'odore da qualsiasi posto. Il puzzo, comunque, non mi distrasse a lungo. Incatenato ad una sedia, nel mezzo della stanza, c'era un giovane uomo bendato, che sembrava svenuto. All'improvviso, mi raggiunse l'idea che Potter non era più un bambino. Dopo tutto, avrebbe compiuto diciotto anni alla fine del mese venturo. Mi castigai in silenzio per aver pensato in quel modo. Il ragazzo non era ancora morto, ed era compito mio assicurarmi che vivesse.
Eppure, su una cosa avevo ragione: Potter era davvero sanguinante, e in uno stato pietoso. Quello psicotico che era il mio padrone lanciò un incantesimo < innerva > sul giovane, e Potter venne svegliato di scatto. A giudicare dalla sua smorfia, non fu molto lieto di essere tornato tra noi. Non posso dire che lo accusassi di ciò.
Posai la fiala davanti alle labbra del ragazzo e questi lasciò che versassi il contenuto nella bocca. Potter inghiottì obbediente, forse si rese conto che non poteva fare altro se non accettare la pozione. Opporre resistenza sarebbe stato spavaldo ma sciocco, e avrebbe solo provocato maggior dolori. Forse il ragazzo non era stupido quanto avevo pensato.
"Dove sono i quartieri generali dell'Ordine della Fenice?"
"Qual è il piano di Dumbledore?
"Chi è Ragis Earthorn?"
"Cosa nasconde Dumbledore nella Stanza Rossa?"
"Dove sono i quartieri generali dell'Ordine della Fenice?"
"Cosa…"
Mi incupii dietro la maschera. Chi lo interrogava stava buttando domande al ragazzo da un'ora e più, e Potter non aveva risposto solo a quello che non sapeva. Qualche volta non aveva risposto affatto. Forse era capace di limitare un po' l'effetto della pozione, o Potter davvero non sapeva le risposte. Supposi che fosse verosimile la seconda, sebbene non fosse da scartare nemmeno la spiegazione precedente, data la naturale capacità di Potter di ribellarsi alla Maledizione Imperius.
L'Oscuro Signore, che aveva già dimostrato più pazienza che con i suoi seguaci, stava diventando assai infastidito. Per fortuna, non era la mia lealtà ad essere in dubbio, visto che la pozione era stata già provata su un Mangiamorte a caso, per assicurare l'efficienza all'Oscuro Signore. Ero al sicuro. Per il momento.
In un accesso di rabbia, l'Insano Signore strappò via la benda dal viso del mio studente, gli afferrò il mento, si chinò verso di lui così che i loro nasi quasi si toccavano, e gli strillò le domande una ad una, tante volte. Potter aveva un'aria stordita, così comune tra quanti sono sotto l'effetto del Siero della Vrità, e né un indizio di paura né una scintilla si sconfitta brillavano nei suoi occhi di smeraldo.
"Non lo so."

L'Oscuro Signore lo colpì così forte che la sedia cadde di lato, trascinando giù il giovane con sé sul pavimento di marmo. Il fatto che lo stesso Oscuro Signore fosse ricorso alla violenza babbana era prova evidente dal suo peggioramento. Poi cercò di calmarsi maledicendo il prigioniero fino a portarlo nell'oblio. Il ragazzo si stese sul pavimento quando ricevette la maledizione dello stregone più oscuro e potente del secolo. Le palpebre chiuse non riuscirono a trattenere le lacrime e ben presto scorsero libere sulla faccia sporca e insanguinata. Non voleva singhiozzare, e nemmeno gridare. Stava digrignando i denti. Non poteva prevenire le sue lacrime, me non erano lacrime di disperazione, di tristezza, di auto commiserazione o di rimorso. Erano lacrime di dolore. Crudo dolore.
Sapevo come si stava sentendo, essendo stato sottoposto in prima persona a questo genere di intensa tortura. Ed ero impensierito dalla reazione di Potter. Era le reazione di qualcuno che conosceva il Dolore in modo intimo, che era cresciuto col Dolore e che aveva accettato il Dolore come parte della sua vita. Questo genere di comportamento non sembrava immaturo. Quand'è che potter si era conto che il Dolore sarebbe stato una grossa fetta nella sua vita ?
In qualche modo, Potter riuscì ad aprire gli occhi. Lo sguardo appannato non veniva dalla pozione . che a questo punto aveva finito di agire - ma dalle maledizioni, che gli rendevano difficile stare concentrato. Lo sguardo lentamente controllò la stanza, forse in cerca di un alleato. O magari stava solo cercando di portare via la mente dal dolore troppo intenso. I suoi occhi mi videro ma non si fermarono, facendomi sentire come se non mi avesse riconosciuto- fu un sollievo. Mi sentivo abbastanza a disagio guardando il giovane uomo a cui avevo insegnato per i precedenti sette anni, che veniva torturato nella più atroce delle maniere; non avevo bisogno che mi implorasse l'aiuto con quello sguardo surreale, per rendere peggio la cosa.
L'Oscuro Signore si fermò, sembrava essere a corto di idee sadiche. Potter giaceva esanime sul pavimento. Sarebbe svenuto se l'Oscuro Signore non si fosse preoccupato di lanciare un < innerva > ogni tre minuti. All'improvviso, il corpo dello Stregone Oscuro divenne rigido, mentre si stabiliva un legame con uno dei suoi seguaci.
"Rivolta dei Dissennatori," schioccò l'Oscuro Signore, "Non dovrebbe essere una cosa lunga."Con quelle parole lasciò la stanza. C'erano solo quattro Mangiamorte nella stanza, a parte me. Avevo la consapevolezza che era l'ideale per una fuga. Tastai la bacchetta e sospirai, preparandomi per quello che doveva venire.
Tempo di spettacolo.
Stupido. Stupido, stupido, stupido. Posai la testa contro il muro della mia cella. Non era andata proprio come mi ero aspettato. Come potevo sapere che l'Oscuro Signore era stato trattenuto da uno dei Mangiamorte nel corridoio ? Ovvio, il mio piano non includeva un Oscuro signore che intercettasse il mio studente e me nel bel mezzo della nostra evasione.

Potter giaceva nella cella accanto. Sembrava svenuto. Come valutai pressappoco le sue ferite, notai che, sebbene il grosso del sangue che gli copriva la faccia e i vestiti fosse secco, altro era fresco. La sostanza rossa stava colando dal naso e dalla bocca. Non andava bene. Mi chiesi quanto grave potesse essere il danno interno, quando notai che stava tremando.
Lo chiamai per nome, cercando di svegliarlo. Sapevo che era esausto, sapevo che aveva bisogno di dormire, ma avrebbe avuto il sonno quando fosse stato al sicuro ad Hogwarts. Lì nella cella, il ferddo e gli abusi che aveva patito potevano averlo fatto scivolare nel coma, e quella era l'ultima cosa di cui avevo bisogno.
Feci scivolare il braccio lungo ed esile tra due sbarre, mi allungai fino a raggiungere la spalla di Potter e lo scossi, prima con delicatezza e poi un po' rude, appena vidi che non si svegliava. Alla fine, il giovane uomo aprì gli occhi. Avrei voluto non lo avesse fatto. Gli occhi di Potter erano vuoti come il cuore di un Dissennatore. Lentamente si portò in posizione seduta, e trascinò i ginocchi al petto, circondandoli con entrambe le braccia. Attesi un gemito o almeno un singhiozzo di disperazione. Non ne vennero. Potter guardava nello spazio vuoto, con un'espressione pensierosa sulla faccia. Merlino, cosa era successo al noioso pivello Grifondoro?
Non si era reso conto della mia presenza, ma gli parve cruciale di rimanere sveglio. Non tremava più. Rabbrividìì dentro. Il ragazzo aveva accettato il Gelo come aveva accettato il Dolore. Era una vista sconcertante.
Avrei potuto chiedergli come si sentiva, ma sarebbe stato del tutto fuori dal personaggio. L'ironia di Potter che sopravviveva all'Oscuro Signore solo per morire di un infarto non era estranea al mio senso dell'umorismo. Decisi che una piccola conversazione era meglio di quel gelido silenzio, ed anche se non ero certo di come ero riuscito a fare una conversazione con Potter senza strillargli, come minimo lo aiutò a rimanere sveglio.

Mi schiarii la gola a voce alta prima di chiedere, "Allora… hai combattuto la pozione, o davvero non sapevi le risposte?"
Potter voltò la testa per guardarmi per bene.
"Pensi che davvero Dumbledore si fidi di me per darmi quel genere di informazioni ?" la voce era svuotata di ogni emozione. Non riuscivo a sentire risentimento, tristezza, sebbene il suo tono neutro avesse tracce di derisione.
Notai che non aveva risposto alla mia domanda. Più ci pensavi e più mi rendevo conto che il ragazzo non aveva modo di sapere da quale parte stessi per davvero. Dopo tutto, tutto poteva essere stato messo su per farlo parlare con me e confessare i suoi segreti. Per una volta nella sua breve vita, Potter era davvero cauto. Interessante.
"Quella è stata una mossa assai idiota, laggiù." La voce era dubbiosa. Pensò davvero che fosse una messa in scena.
"Detta da un Grifondoro, questa annotazione è un po' colorita," sbuffai, sebbene dovessi essere d'accordo. Era stata proprio una mossa stupida.
Potter si scosse soltanto e si spostò in una posizione più comoda; le mie parole gli rimbalzarono addosso. Non gli importava cosa pensassi in effetti, non gli sembrava importare di nulla. Era un effetto della tortura ? Probabile. Pur di sopravvivere, doveva estraniarsi dalla realtà. E data la realtà attuale, potevo ben capire come non fosse ansioso di ristabilire il contatto.
Il giovane uomo, esausto, posò la testa contro il muro, ed espirò forte.
"Potter! Sveglio!"
Riaprì gli occhi, ma non disse nulla. Mollai un sospiro esasperato, e iniziai a lavorare sui tacchi degli stivali. Ci avevo riposto alcune polveri di mia creazione lì, nel caso fosse successo qualcosa. Avevo imparato il trucco in un film dei babbani, non ricordo quale. Se Potter avesse notato l'ironia, non avrebbe dato le indicazioni che dette.
"Ho bisogno che tu rimanga sveglio un altro poco," gli dissi deciso ma gentile, "Adesso ci tireremo fuori. Non abbiamo tanto tempo."
Il mio studente a malapena sollevò un sopracciglio, indicando chiaramente come non fosse ottimista quanto me.
"E quanto pensi che abbiamo ?" chiese, sfottendomi un po'.
"Al massimo un paio di ore, come minimo mezz'ora. Dopo quello di certo verremo interrogati. Gli interrogatori funzionano meglio quando ci sono due persone interrogate allo stesso tempo. E di certo, poi ci uccideranno."
Per un attimo, parve voler dire <oh, grazie per aver constatato l'ovvio > ma rimase silenzioso e si immerse nella contemplazione dei polsi illividiti. Nel frattempo, avevo trovato quella polvere blu che stavo cercando. Ringhiai a Potter di mettersi quanto più vicino poteva alle sbarre che ci separavano. Obbedì, e versai una linea sottile di polvere in un arco attorno a me. Porsi la polvere a Potter attraverso le sbarre e gli chiesi di fare altrettanto. Le mani gli tremarono nel completare la linea. Mi sembrò che ci avesse messo un'eternità, ma pochi minuti dopo eravamo finalmente seduti dentro a quello che assomigliava un po' ad un cerchio.

Tra i denti borbottai un incantesimo, e l'aria vicino a noi cambiò in quella pesante atmosfera di una sera tempestosa.
"Dovrò spezzare la Barriera Anti Apparizione per qualche attimo," gli spiegai, sebbene il ragazzo non avesse chiesto. Sembrava strano. Potter avrebbe dovuto chiedere, e io sarei dovuto essere infastidito dal dovergli rispondere. La preoccupazione stava strisciando in me. "Prendi la mia mano," scattai. Potter fece come gli era stato detto e usai tutto il mio potere per farci apparire entrambi al limitare della Foresta Proibita.

La mia preoccupazione venne rimpiazzata presto dall'orgoglio, quando mi resi conto che aveva funzionato; ma troppo in fretta, venni richiamato nella realtà, quando Potter crollò accanto a me. Lo presi e lo tenni fino a quando riprese i sensi. Sembrò riconoscere la foresta, e comprendendo che nonpoteva essere aiutato, prese a camminare verso il castello. Sebbene se la stesse cavando assai bene, gli tenni la mano sul braccio come misura di sicurezza. Il giovane uomo non si scosse via dalla mia stretta. Forse non si fidava delle sue gambe quanto avrebbe fatto finta che fosse.

Il ragazzo stava dormendo in modo rumoroso nell'infermeria. Era meno terrorizzante adesso che era stato ripulito dal sangue e dallo sporco. La Pomfrey comunque non era riuscita a lavare via i lividi e le cicatrici. Sembrava piuttosto sereno, il viso nascosto per metà dall'immenso cuscino, ma l'apparenza poteva ingannare assai. In qualche modo, sapevo che appena avrebbe spalancato le palpebre, avrei visto il vuoto, il disperato vuoto che giaceva nelle orbite verdi.
La Pomfrey mi stava dando la lista esaustiva di ogni ferita che Potter aveva ottenuto durante il soggiorno dall'Oscuro Signore, qualcosa che avrei preferito non sapere. Era una meraviglia che il ragazzo fosse riuscito a tornarsene al castello senza svenire, l'Oscuro Signore era sempre in possesso della mia bacchetta, e avevo avuto il terrore di dover portare di peso il ragazzo. Ma a parte qualche volta in cui era inciampato e l'avevo dovuto agguantare, aveva badato a sé davvero bene. Ricordavo come si fosse andato a sdraiare sul primo letto che avesse visto nell'infermeria, e solo dopo averlo fatto si era permesso di collassare.

Ma in accordo con la Pomfrey, Potter non doveva essere capace di stare in piedi, per non parlare di camminare in una foresta. Dovevo ammettere che avevo assai sottovalutato l'estensione dei danni del ragazzo. Certo, c'era stato un sacco di sangue, ma piccoli tagli in testa possono sanguinare da matti eppure essere sempre roba superficiale. Avevo valutato la salute del ragazzo su quello che poteva o non poteva fare. Ma in apparenza, le regole non erano le stesse per Potter come per ogni altra persona. Quando mai le regole normali potevano applicarsi al ragazzo? Scossi la testa. Ero stanco, confuso e dolorante, certo non abbastanza in forma per stare a scavare su quel mistero che era il Ragazzo - che - Sopravvisse.
Lasciai che la Pomfrey mi portasse a un letto nell'altra ala dell'infermeria. Per quanto odiassi ammetterlo,avevo bisogno di uno stacco. Ma anche se il sonno iniziava a prendermi, non riuscivo a non pensare al Ragazzo - che - Sopravvisse. Quel giovane uomo non era più un < ragazzo > e < Sopravvisse > sembrava lapalissiano. <Esiste > gli sarebbe sembrato più appropriato.

Guardai Potter che si legava le scarpe, preparandosi a lasciare l'infermeria.
"Dormito bene?" gli chiesi, riempiendo la voce di disprezzo. Dovevo essere accorto, non volevo apparire troppo preoccupato. Pensavo che il giovane uomo non avesse notato la mia presenza prima, ma la sua mancanza di sorpresa nel sentire la mia voce provava il contrario. Si alzò lento e i suoi occhi di smeraldo incontrarono le mie orbite di ossidiana. Sentii un brivido percorrermi la schiena quando la sua occhiata vacua trapassò il mio cranio. Mi ricordai che quel vuoto non era nuovo. Era stato presente per tutti questi mesi, ma non mi ero affaticato a guardarlo. Adesso sentivo una sensazione particolare dentro di me. Non era dispiacere. Non sentivo dispiacere per il ragazzo, anche se avrei dovuto. Quello che sentivo era vergogna. Vergogna per il mondo stregonesco.
Avevo chiesto a Dumbledore a riguardo dell'innaturale resistenza dell'Uomo - che - Esiste. <Harry ha un sacco di qualità straordinarie. E sa quello che deve essere fatto. > Ecco che aveva detti il vecchio uomo sulla questione. Sì, Potter sapeva quello che doveva essere fatto. In effetti, quella era l'unica cosa che sembrava ancora conoscere.
Fui quasi sorpreso quando Potter rispose alla mia domanda.
"Sì, Professore, abbastanza. Sebbene abbia avuto una visione su Voldemort. " Lo stesso tono piatto che avevo imparato ad odiare ancora più dell'abituale insolenza di Potter.
"Oh," dissi, cercando di non ritrarmi al suono del nome del mio padrone, "E cosa riguardava?£ veramente non volevo sapere cosa era avvenuto nella visione di Potter, ma volevo continuare a parlargli, stavo attendendo e sperando di cogliere un lampo del suo vecchio sé stesso impetuoso.
"Voldemort ha finito di mettere assieme il suo esercito di Dissennatori, Professore. Attaccheranno Hogwarts prima della fine di questo mese." La voce era così gelida, così diversa da come era stata solo un paio di anni prima. Quando sconfisse l'Oscuro Signore, sarei dovuto stare assai attento nel restare al buon fianco di questo giovane uomo.
"E cosa stai progettando di fare ?" chiesi con una smorfia sulle labbra ormai abituate.
Attese qualche istante prima di rispondere, come se fosse la cosa più ovvia al mondo, "Il mio dovere, Professore. Il mio dovere."
Se ne andò e seppi che avremo vinto la guerra.
Ma mentre guardavo la schiena del mio studente che si ritirava, non potei trattenermi dal sentire che, in una certa maniera, avevamo perso.


---------------------------- F I N E ----------------------------

Qua l'Originale: http://www.fanfiction.net/s/1933414/1

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